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Lacrime, botte, sangue nell’arte e le Netlabel

Al giorno d’oggi, l’arte e gli artisti stanno vivendo un momento generalmente molto difficile.Non sto parlando di artisti affermati ma di tutti gli artisti che si trovano tra noi che non sono ancora diventati nessuno, magari vostri amici che suonano in un gruppo o fanno i dj, o disegnano, dipingono, scrivono, cuciono abiti e non hanno ancora fatto successo ma magari sono comunque artisti di particolare valore. Ebbene, per tutti questi personaggi il mondo dell’arte al giorno d’oggi è un ring su cui si combatte da soli contro altri milioni di pugili a colpi di post su social network, risse per suonare prima o dopo in un locale, lotte per poter esporre le proprie foto in una mostra, anche nella più del cazzo, e chi non corre tutto il giorno è tagliato fuori.Tutti sono in corsa per farsi vedere, mostrarsi, partecipare all’evento più figo, chiamare più gente possibile, avere più “mi piace” possibili sulla loro nuova traccia, nuovo album fotografico, nuovo blog, a volte spammando le cose sulle bacheche altrui a random come su MySpace o solo su quelle tattiche o cercando di farsi vedere in altri duecentomila modi, cercando sempre più di mostrare se stessi prima di mostrare quello che sanno fare, a volte alterando e infigando la propria immagine a livelli spropositati, molte volte in maniera del tutto ridicola e deprimente, tralasciando sempre più l’aspetto artistico, la performance, per preoccuparsi per lo più di dell’aspetto pubblico-relazionale ed estetico. Gli artisti in genere al giorno d’oggi sono molto spinti ad essere imprenditori di se stessi prima che artisti, abbandonando o tradendo una serie di attitudini che per un’artista sono fondamentali per poter essere considerato tale. E questo è molto deprimente ed anti-artistico. Vi sono tantissimi aspetti preoccupanti degli artisti del giorno d’oggi tra cui l’atteggiamento generale degli uni rispetto agli altri: ad esempio, due dj che si incontrano dandosi il cambio in una serata in discoteca solitamente, per prima cosa, si confrontano in maniera naturale su quello che suonano ma in realtà a l’uno interessa solo che l’altro faccia musica meno figa della propria, raramente c’è senso di coesione, fraternità e confronto-crescita comune. Questo non è per niente bello soprattutto dal un punto di vista artistico, perchè se si pensa ad esempio alla storia della musica, questo è un fenomeno trasversale nell’arte, essa infatti è stracolma di incontri o scontri che contaminano l’uno e l’altro soggetto, ad esempio l’incontro tra Bob Dylan e i Beatles.

In generale si è persa molta umiltà, si è rinchiusi in casa a fare il proprio e di tutto ciò che fanno gli altri fondamentalmente non ce ne frega niente e ce ne interessiamo solo se acquista un minimo di notorietà altrimenti forse continueremo a denigrarlo a vita, io credo si stia perdendo il piacere di imparare dagli altri e soprattutto di insegnare agli altri, e questo è altrettanto brutto direi. Siamo tutti in una giungla in cui è molto difficile districarsi e bisogna sempre e comunque farsi il culo e andare avanti, a volte magari si perde la strada ma bisogna sempre continuare a camminare. Non ha del tutto torto il TG5 quando ci definisce la “generazione della bozza”, del lavoro mai finito, mai completo, mai fatto alla perfezione ma stralinkato e pubblicizzato; tuttavia non è sempre così. Conosco di prima persona artisti che hanno la mia età o o poco più o poco meno anni di me, e quasi nessuno li conosce, e sono artisti al pari dei grandi per tutti gli aspetti per cui si può definire una persona artista: per abilità e acutezza artistica, lo stile, il modo e la filosofia di vita, e ve ne sono non pochi. Persone generalmente che non si rapportano ad altre figure artistiche o pseudo nei modi scritti sopra ma piuttosto cercano di dare e di ricevere sempre e comunque dall’altro, il che voglia dire scambiare due battute piuttosto che stiparsi un attimo assieme, può sembrare una cosa da niente ma invece è una delle fondamentali attitudini che deve avere una persona per essere o poter diventare artista.

Fondamentale così com’è fondamentale il dialogo, il confronto così come lo scontro, il suonare assieme e milioni di altre cose che si stanno perdendo di giorno in giorno che sono fondamentali per la maturazione artistica di una persona, poi non lamentiamoci se siamo ritenuti “la generazione che non sà fare nulla e che passa il tempo sui social network”(TG5). In effetti siamo stracolmi di personaggi ridicoli che nel 99% dei casi non sono e non saranno mai minimamente artisti ma tentano disperatamente di acquisirne in toto le sembianze, risultando a magari a volte molto ridocoli, e magari la prima volta che li incontrate ci cascate davvero, poi mano a mano che li conoscete iniziate a sgamarli. Probabilmente è la società d’oggi che ci porta a tutto ciò, nel senso, per essere artisti bisogna un minimo anche nascerci, c’è invece chi avrebbe fatto meglio a fare economia o magari chi non avrebbe potuto far altro che portare via la spazzatura da Piazzale della Pace che si professa artista, e magari alcuni di questi riescono anche ad arrivare al successo se non quasi, e sono lì che poi si mettono in scena le parti più assurde ed eclatanti. Pensando a quante forme di artisti-personaggi-pacco vi sono in circolazione mi viene da mettermi le mani nei capelli e mi viene quasi da sentirmi in dovere morale di farci un bello studio sopra, recensirli e poi elencarne tutte le varie tipologie ma sarebbe impossibile, deprimente e abbastanza inutile visto che non credo che ci siano molte cose da imparare da personaggi di questo tipo, anche se poi sono sempre il primo a cambiare opinione.

Comunque, la questione è enorme e potrebbe essere affrontata da tantissime angolazioni arrivando a considerare milioni di cose diverse ed io mi limito a giudicarla qui in questi termini, piuttosto vi volevo parlare di ciò che possono fare i validi artisti non conosciuti per farsi conoscere o comunque aumentare la quantità di possibili fruitori della propria opera. A parte farsi tutti i social networks del proprio ambito (MySpace per i musicisti e surrogati ad esempio), dato che una delle cause principali della disgregazione e degenerazione artistica della nostra generazione è la solitudine, la moltiplicazione di numero e la grande carenza di qualità, ritengo molto importanti le varie tipologie di poli aggregativi che si sono creati negli ultimi anni. Possono essere più o meno importanti, a volte anche famosi, non per forza artisticamente interessanti ma comunque importanti perchè danno visibilità agli artisti  e li mostrano ad un pubblico solitamente più grande di quello costituito dai visitatori del proprio myspace. Una tra queste tipologie è la netlabel. Che cos’è? E’ un tavolo digitale situato e pubblicizzato su internet su cui vengono poste le opere d’arte di artisti selezionati di svariate tipologie. Attenzione che non è un social network in cui tutti possono fare la propria pagina ma vi è una selezione più o meno accurata in base a parametri che variano di netlabel in netlabel. Queste piattaforme oltre che pubblicizzare possono anche vendere le opere d’arte per gli artisti, che siano musicisti, fotografi, pittori, scrittori, stilisti ecc e per ognuno con varie modalità personalizzate, il tutto con solitamente licenze Creative Commons gratuite (per chi non sapesse cosa sono vada il mio articolo precedente a riguardo). Queste netlabel sono come un’etichetta indipendente contattabile nell’immediato che però non tratta solo musica ma tutti i campi artistici immaginabili, si pongono come polo aggregativo artistico e le basi del successo stanno nel fatto che, in mezzo ad una giungla, l’unione fà la forza.

Inoltre le netlabel possono configurarsi come luogo virtuale di scambio di idee, di collaborazioni, suggerimenti, di influenze, piazze virtuali di crescita collettiva ed il tutto può anche realizzarsi in un evento-serata ad altissimo livello artistico. Esse, assieme ad altre piattaforme virtuali come i social network specifici, per musicisti piuttosto che per fotografi ecc, i blog per chi scrive, aiutano i veri artisti ad emergere. Ovviamente tutto ciò non basta così come non basterebbe mai suonare in giro, studiare, imparare e credere in ciò che si fà.

Tuttavia può dare una grande mano.

Andrea Besozzi

è una netlabel per artisti emergenti

Lista di social network utili

Twitter client di microbloggin per artisti in generale e non solo http://twitter.com/

SoundCloud per musicisti ma soprattutto DJ http://soundcloud.com/

MySpace per musicisti e dj http://www.myspace.com/

WordPress portale blog http://wordpress.com/

Wattpad social network di condivisione di libri e racconti molto diffuso che autocrea un ebook per ogni opera downlodabile gratuitamente, anche tramite Iphone http://www.wattpad.com/

Flickr database con funzione di gestione, archiviazione e condivisione di foto http://www.flickr.com/

LinkedIn social network professionale per professionisti vari con molte utili funzioni per il lavoro http://www.linkedin.com/

Tumblr foto, video e audio blog molto usato in USA e Gran Bretagna http://www.tumblr.com/

Dailybooth l’equivalente del nostro Fotolog molto usato in USA e Gran Bretagna http://dailybooth.com/


NOI CHE POSTIAMO LE COSE SU FACEBOOK DOVREMMO ANDARE TUTTI IN GALERA

Noi utenti di Facebook(15 milioni in Italia) e social network vari, ogni volta che postiamo un link, ci rendiamo complici di una violazione dei diritti di proprietà intellettuale nei confronti della testata o della casa cinematografica che li detiene, perchè dovremmo pagare per averne accesso.
Questo è ciò che ha dichiarato il garante della privacy nel vademecum del Cyber-Cittadino redatto dal Garante della Privacy relativo all’”uso corretto, consapevole, e coerente dei social network”.

Quel troglodita, uomo delle caverne del garante della privacy sostiene che ogni utente dovrebbe “almeno conoscere i detentori dei diritti d’autore dell’opera che và a linkare”. Cioè, se noi postiamo un video di una canzone dei Libertines dovremmo “almeno” sapere che i diritti di quella canzone sono della Rought Trade Records, secondo il garante della privacy. Oppure, se postiamo un un video di una canzone dei Sex Pistols dovremmo essere tenuti a sapere che i diritti sono della Virgin, e così via.
Vi rendete conto della stronzata?!
Perchè noi tutti dovremmo pagare per poter avere accesso a quell’opera-proprietà intellettuale, cioé dovremmo semplicemente tipo pagare un euro per il post di un link a un video su Facebook, e lo sarebbero le persone più felici del mondo.
Vi rendete conto dell’assurdità della cosa?
Il concetto di diritto d’autore e di proprietà intellettuale è espresso dalla SIAE, che è una delle piaghe create dal Fascismo.
La SIAE nasce a Milano nel 1888 come società a se, nel 1921 stringe i primi accordi con lo Stato Italiano per riscuotere le imposte sugli spettacoli, accordi che sono stati vigenti fino al 1999.
Poi è catartico il 22 aprile del 1941  quando fu emanata la legge n.633 sul diritto d’autore – tuttora vigente – per, sentite bene, ” adeguare la disciplina alla rapida evoluzione dei mezzi di riproduzione delle opere dell’ingegno”.

Ancora vigente, quando nel 1941 non esisteva neanche minimamente il concetto di internet o di computer, o di condivisione on-line.
Io non entro proprio nel merito del testo legislativo ma vi faccio rendere conto che è stato redatto nel 1941 ed è tutt’ora vigente. Non entro nel merito ma vi assicuro che è di puro stampo fascista, di regime. Non c’è nessun riferimento al trattare l’opera d’arte come opera d’arte che dovrebbe poter essere visibile a tutti, cosi come tutti dovrebbero poter vedere la Gioconda, tutti dovrebbero poter ascoltare i Beatles. E questa libertà si sta verificando in questi giorni con l’avvento dei server di condivisione, o con l’arrivo dei torrent.
La questione è che la qualità del prodotto che potete trovare su internet è, mediamente, 11 volte inferiore ad una traccia importata da un cd, per farvi un esempio.
Tuttavia il discorso si applica a tutto ad esempio ai testi delle canzoni sotto i video di Youtube. Io personalmente sono molto contento se quando mi guardo un video di una canzone su Youtube, nella descrizione leggo il testo della canzone (la cui pubblicazione ed il pubblico accesso è sempre una violazione dei diritti d’autore) mentre non me ne fregherebbe un cazzo se ci fosse scritta solo la casa di produzione.
Voi forse non sapete che la SIAE, questa piaga che ci portiamo addietro dal fascismo assieme a tante altre  cose tra cui i doppiatori-istituzioni vecchi decrepiti-incapaci, i Carabinieri, ecc, senza dir nulla a nessuno ha proposto e approvato una legge in parlamento che pone una tassa sul prezzo finale di vendita di tutti i supporti di memoria elettromagnetici: dai CD-DVD agli Hard Disk, ai floppy disck, semmai qualcuno ne necessitasse ancora,
e perchè questa tassa?
Perchè loro già sanno che noi, dentro quegli hard disk da giga e giga che ci compriamo al MediaWorld, ci metteremo film e musica scaricati abusivamente, e quindi, per rifarsi, hanno deciso di metterci direttamente una tassa sopra.
Perché forse non sapete che a Parma, di sedi SIAE, ce ne sono addirittura tre, una a Parma, una a Langhirano e probabilmente hanno una convenzione di un ufficio di Colorno, vi rendete conto, se ne chiudessero e vendessero un paio avremmo i soldi per fare qualche asilo nido in più, invece di mantenere vecchie segretarie a potrire e a non far niente, come rilevato da esperienza personale, e tutto questo perché dobbiamo mantenere tutti questi parassiti dello stato la cui specie fu creata da Benito Mussolini nel 1941 siccome coi Cd di soldi non ne fanno più un gran ché, hanno pensato bene quindi di mettere questa tassa in maniera così spregevolmente generalizzata su qualsiasi supporto elettromagnetico.
Però la gabola più pesa è che, con la legge  9 gennaio 2008 n. 2, contenente “Disposizioni concernenti la Società Italiana degli Autori ed Editori”, si definisce la SIAE come “ente pubblico economico a base associativa” sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività culturali, e cioè, come si suol dire,
ha il culo parato a vita.
Quindi, perchè gli enti di tutela non sono ancora arrivati ad intaccare i social network? Perché ci sono già diatribe enormi e sul banco degli imputati ci sono i motori di ricerca come Google news piuttosto che Youtube, i primi nella scala della violazione di Ip a favorire il filesharing.
Ad esempio il New York Times che ha annunciato di ritirarsi da Google news per avviare, dal 2011, micropagamenti delle notizie.
Tuttavia, questa è la direzione ufficiale in cui stiamo andando.
Contemporaneamente, negli ultimi anni, si sono iniziati a sviluppare concetti di licenza diversi, molto personalizzabili, gratuiti e di pubblico accesso, i Creative Commons.
Se avete un gruppo e qualche canzone sul MySpace o su altri siti e non avete nessuna licenza con nessun editore rischiate grosso perchè la possibilità di “fottimento in totò” dell’opera è molto alta, se quindi andate su questo sito http://creativecommons.org/ potrete avere una vera e propria licenza, fatta su misura per voi e ci metterete un minuto.
Potete decidere se condividere l’opera pubblicamente o meno, se condividerla ma senza che chi la scarica possa modificarla e poi farci i soldi, oppure potrebbe scaricarla, modificarla e anche venderla, oppure non potrebbe neanche scaricarla.. Insomma, la licenza è personalizzabile al massimo e potete mettere sotto licenza anche vostri video, le vostre foto, i vostri scritti o articoli, qualsiasi cosa.
E del tutto in maniera gratuita, i Creative Commons sono licenze che hanno una spinta recente, innovativa, all’avanguardia, l’organizzazione è del tutto sostenuta dalle donazioni degli utenti e sta ottenendo sempre più successo.
Diciamo, una validissima alternativa alle licenze ufficiali per tutti gli utenti che non sono Michael Jackson ma voglio pubblicare le loro canzoni su MySpace, i loro video su YouTube, postare un loro articolo di ricerca giornalistica sul loro blog ed essere contemporaneamente tutelati in toto da possibili furti o plagi, in attesa di tempi migliori per la legislazione in materia di diritto d’autore, invariata da quando fu scitta nel 1941 da quei fascisti di merda.
Per quanto riguarda Facebook, io non credo che tutte le major riusciranno mai ad intaccarlo, soprattutto perché il tempo sta passando e su facebook solo ora si stanno iniziando a fare seriamente i soldi, e tra un pò di tempo credo che diverrà troppo potente e le major non potranno più fare nulla. Sarebbe molto ridicolo arrivare un giorno a poter finire in galera per u post su Facebook.
Per quanto riguarda i Beatles in download gratuito a qualità CD,
beh,
dovremo aspettare ancora un bel bel pò di tempo.
speriamo non troppo cazzo,
e spero che le informazioni che vi ho dato vi torneranno utili,
un saluto affettuoso
Andrea Besozzi

Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band, la morte di Paul e la leggenda del Sergente Peperoncino

L’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band è stato l’ottavo album dei Beatles ed esce il  1° giugno 1967. Dopo il rock’n’roll anni ’50 ed il beat inglese dei primi anni ’60, i Beatles con quest’album capovolgono completamente il modo di far musica fino ad allora. Sfruttando le prime moderne tecnologie di registrazione per l’epoca, come la registrazione in multitraccia, arrivano a creare il primo concept album di succeso della storia del rock: c’è di fatti un filo conduttore che rende l’intero lavoro unitario e logico. I testi abbandonano le tipiche tematiche adolescenziali e il binomio “cuore-amore” che aveva caratterizzato i Beatles fino a quel momento per affrontare temi introspettivi, rapporti con i fan, esperienze “metafisiche” ed eventi direttamente vissuti dai protagonisti o riscontrabili nelle cronache dell’epoca.
E’ opinione comune che da allora nulla suonò come prima: non esisteva questo tipo di elettronica applicata alla musica e trovare suoni nuovi: “far suonare una chitarra come un piano e un piano come una chitarra” (John Lennon) era un’ impresa assai ardua per l’epoca, ma i Beatles ci riuscirono e fecero di Sgt. Pepper Lonely Hearth Club Band un capolavoro della musica del ‘900, il primo album della storia.
Il termine “album” di fatti è stato coniato proprio per Sgt. Pepper’s e da Sgt. Pepper’s, il disco infatti si apre come un album fotografico e al suo interno sono presenti foto, testi e addirittura gadget. La foto della frontcover è piena zappa di riferimenti più o meno criptici, come mai nessuna copertina d’album si era vista e né si vedrà.
La copertina è stata progettata e realizzata da Peter Blake nel 1967 e qui ne vediamo un primo abbozzo.
La foto definitiva è stata scattata da Michael Cooper al Chelsea Manor Photograpic Studios il 30 marzo 1967.
La La stessa copertina è uscita in qualche paese in un paio di versioni differenti: ad esempio l’album uscì in Korea nel 1977 e ne vennero rimosse, e quindi censurate, tre canzoni e sulla copertina interna non comparirono i testi di tutte le canzoni. Le canzoni rimosse furono: With A Little Help From My Friends, Lucy In The Sky With Diamonds e A Day In The Life. Vennero sostituite con tre canzoni prese dall’album precedente Magical Mystery Tour:The Fool On The Hill, Baby You’re A Rich Man e I’m The Walrus. Tutto ciò perchè nelle canzoni si fanno più o meno espliciti riferimenti alle sostanze stupefacenti, molti dei quali completamente inventati. Questa è la copertina con cui uscì l’album.
Anche in Malesia all’album vennero rimosse due canzoni: Lucy In The Sky With Diamonds e A Day In The Life.
Diversi artisti dopo i Beatles presero spunto e copiarono la molto distintiva cover di Sgt. Pepper’s come Frank Zappa nel 1968 con l’album We’re Only In It For The Money.
Un artista giapponese chiamato Jun Fukamachi nel 1977 compose una versione totalmente eccentrica di Sgt. Pepper’s la cui copertina era così:
Anche nel cartone animato “I Simpson”, in due occasioni si fanno riferimenti alla cover dell’album:
Ma veniamo alla copertina originale,
prendendo in considerazione la copertina originale, ad una prima occhiata possiamo notare in prima fila i quattro Beatles, vestiti con uniformi dai colori sgargianti  e dietro di loro ci sono tantissimi personaggi famosi, personaggi che hanno segnato la loro carriera musicale, la loro formazione musicale, politica, religiosa. Qui ho inserito un utile disegno che illustra la posizione di tutti i personaggi presenti nella foto; e sono davvero tanti:
1. Sri Yukteswar (Indian Guru)
2. Aleister Crowley (black magician)
3. Mae West
4. Lenny Bruce
5. Stockhausen (modern German composer)
6. W.C. Fields
7. Carl Jung (psychologist)
8. Edgar Allen Poe
9. Fred Astaire
10. Merkin (American artist)
12. Huntz Hall (Bowery Boy)
13. Simon Rodia (creater of Watts Towers)
14. Bob Dylan
15. Aubrey Beardsly (Victorian artist)
16. Sir Robert Peel (Police pioneer)
17. Aldous Huxley (philosopher)
18. Dylan Thomas (Welsh poet)
19. Terry Southern (author)
20. Dion (American pop singer)
21. Tony Curtis
22. Wallace Berman (Los Angeles artist)
23. Tommy Handley (wartime comedian)
24. Marilyn Monroe
25. William Buroughs (author)
26. Mahavatar Babaji (Indian Guru)
27. Stan Laurel
28. Richard Lindner (New York artist)       29. Oliver Hardy
30. Karl Marx
31. H.G. Wells
32. Paramhansa Yogananda (Indian Guru)
33. Stuart Sutcliffe
35. Max Muller
37. Marlon Brando
38. Tom Mix (cowboy film star)
39. Oscar Wilde
40. Tyrone Power
41. Larry Bell (modern painter)
42. Dr. Livingstone
43. Johnny Weissmuller (Tarzan)
44. Stephen Crane (American writer)
45. Issy Bonn (comedian)
46. George Bernard Shaw
47. Albert Stubbins (Liverpool footballer)
49. Lahiri Mahasaya (Indian Guru)
50. Lewis Carol
51. Sonny Liston (boxer)
52 – 55. The Beatles (in wax)
57. Marlene Dietrich
58. Diana Dors
59. Shirley Temple
60. Bobby Breen (singing prodigy)
T.E. Lawrence (Lawrence of Arabia)
Tutta la cover è incentrata sul tema della “morte di Paul” probabilmente avvenuta il 9 o l’11 novembre 1966. I Beatles in quest’album e in quello dopo Abbey Road, riempiono sia la copertina che i testi delle canzoni, di tantissimi riferimenti alla presunta ma mai accertata morte di Paul McCartney. Un interpretazione della cover del disco, è che i Beatles si identificano nella “Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band”, e cioé si creano un alterego per poter quindi esternare la morte di Paul e rappresentare la sua sepoltura, e quindi la fine dei Beatles come li avevamo conosciuti fino a quel momento, e di fatti sarà proprio così: i Beatles non saranno più gli stessi dopo Sgt. Pepper’s. Gli indizi rintracciabili nella copertina riguardanti la morte di Paul sono:
- se guardiamo alla facci di Paul, notiamo che dietro di lui c’è una specie di prete che sta facendo il gesto della benedizione.
Se guardiamo alla cornice di fiori gialli, ritraggono un basso per mancini, esattamente quello che usava Paul essendo mancino, e notiamo anche che le corde, fatte con bastoncini, sono 3 e non 4: questo a significare che i Beatles sono e saranno in 3 senza Paul. Con un pò d’immaginazione sembra anche che i fiori creino la lettera “P?”
Guardando allo specchio la batteria su cui c’è la scritta “Lonely Hearth”, questa scritta si trasforma in “IONEIX HE<>DIE” e cioé la data in cui Paul è probabilmente morto, ed il diamante posto tra “He” e “Die” punta direttamente a Paul.
-Guardando a destra notiamo una bambola con sopra la scritta “ Welcome the Rolling Stones”, a simboleggiare che senza i Beatles, i Rolling Stones sarebbero stati i leader indiscussi di tutto il panorama rock. Inoltre, guardando a lato del piede della bambola, è possibile vedere un modellino di Aston Martin, probabilmente la macchina che stava guidando Paul al momento dell’incidente, ed il cruscotto interno è tutto rosso, a simboleggiare il sangue di Paul schizzato durante l’incidente.
Altri riferimenti sono la scultura giapponese ai piedi della statua di cera di Paul, ha una linea sulla testa, a simboleggiare il colpo alla testa subito da Paul durante l’incidente. La statua di Shiva, dio indiano della distruzione e creazione, in basso nella cover, è armata e punta la pistola verso Paul insieme ad una statua tra le 4 totali. Poi, la TV a destra è spenta, a simboleggiare che la notizia della morte di Paul non è stata trasmessa.
Paul indossa un uniforme e in una foto nel cofanetto del cd è visibile la scritta “O.P.D.”, interpretata come “Officially Pronounced Dead”, un’abbreviazione in uso alla polizia inglese.
Si trovano molti riferimenti alla morte di Paul anche all’interno delle canzoni dell’album:
- “Wednesday morning at five o’clock as the day begins” è un pezzo di She’s Leaving Home in cui si fa pienamente riferimento all’orario della morte di Paul.
- In “Good Morning” una strofa recita “Nothing to do to save his life call his wife in”: una versione dell’incidente fatale, Paul infatti conobbe una ragazza chiamata Rita e portandola a casa lei, eccitatissima dall’essere in macchina con Paul McCartey, ad un tratto gli saltò addosso facendolo finire fuori strada che uccise entrambe.
Questa versione è rintracciabile anche nella canzone “Lovely Rita” ai versi “I took her home/I nearly made it”.
Nella cover di Sgt. Pepper’s possiamo trovare anche tantissimi messaggi semiotici: ad esempio, la band nella foto è rappresentata senza un leader, senza una figura di spicco, e questo è riconducibile ad un rifiuto dei Beatles del fenomeno della “Beatlesmania” in cui si tendeva ad idolatrarli all’inverosimile. Inoltre vi è anche la volontà di un cambiamento d’identità, vi è la volontà di non essere più i Beatles ma la Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band che suona davanti ad una folla di persone famose e non, create con un collage di piccole immagini raffiguranti il volto del personaggio, alcuni a colori, altri in bianco e nero: persone che loro ammiravano e da cui avevano ricevuto un piccolo o grande contributo artistico.
Ma la cosa non finisce qui, leggiamo i versi dello psichiatra e psicoanalista Carl Jung :”The universal hero myth, for example, always refers to a powerful man or god-man who vanquishes evil in the form of dragons, serpents, demons and so on, and who liberates people from destruction and death.” Quindi, il fatto che la band sia seguita da degli eroi, fa presupporre che anche i Beatles abbiano i loro draghi e serpenti da uccidere. E’ da presupporre questo anche perché gli eroi sono eroi nell’”archetipo di Jung” e cioé eroi che si rifanno ad esperienze di natura collettiva e non individuale. Sono rappresentati nella copertina come rappresentanti del proprio talento, più che della propria persona, e contemporaneamente liberano la band dai draghi e serpenti causati dalla fama e dalla vita mondana (Beatlesmania): primi tratti tutti la noia e l’abitudine intrattenendo il pubblico in una maniera unica, come solo tutti loro insieme potrebbero fare, liberano e aiutano, in senso Jungiano, la band ad evolversi e quindi anche a poter quindi giustificare il livello di innovazione e sperimentazione musicale interno all’album.
Lo stile artistico della copertina è riconducibile al più evoluto e famoso movimento artistico dell’epoca, e cioé la Pop-Art, questo per creare anche un parallelo tra l’esplosione dell’innovazione tecnica nell’arte e quella musicale.
Le parole del musicologo Danesi sono molto significative:”The influence of the British rock group, the Beatles, to the course of this new movement cannot be ignored. Coming out of the working-class slums of Liverpool, by the time they produced the album Sergeant Peppers Lonely Hearts Club Band in 1967, the Beatles were raising rock ‘n’ roll to the level of high musical art.”Proprio di opera d’arte stiamo parlando, di una vera e propria opera d’arte, come potrebbe essere la Gioconda o il David di Michelangelo.
C’è anche da considerare il fatto che Sgt. Pepper’s esce in un periodo precedente a quello in cui le case discografiche acquisiscono una grande influenza sul gruppo anche sulla creazione della copertina dell’album.
Prendendo in considerazione un’altra analisi semiotica, precisamente quella in stile Perceiano, notiamo che i Beatles sono al centro dell’audience, con vestiti sgargianti e bene in vista, e hanno tutto il resto dei personaggi dietro di loro. Questo significa che i Beatles vedevano loro stessi come tra i più alti ranghi dei personaggi più significativi della storia dell’arte. Inoltre, il letto di fiori davanti a loro, sembra disposto come vengono disposti i fiori decorativi nei parchi inglesi, ed il cielo blu dietro al pubblico, ricorda una soleggiata domenica pomeriggio in un parco londinese. Inoltre, è interessante l’uso che fanno i Beatles delle statue di cera di loro stessi, per dare un’idea generale di minore realtà e maggiore fabbricazione e per dare anche l’idea dell’intero album come una natura virtuale, non reale. L’idea dell’album virtuale sta anche nel metodo di registrazione adottato e nel nome scelto dalla band: la “Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band, un gruppo inesistente, virtuale, così come virtuale è il pubblico, i cui componenti non avrebbero mai potuto realisticamente riunirsi.
Dei personaggi del pubblico se ne fà un uso iconico, così come iconici sono i Beatles ritratti come statue di cera, e quest’uso è tipico della Pop Art e collega la musica all’arte. Quest’album si può quindi definire con il termine tedesco come parte dello “zeitgeist”: “lo spirito del tempo”.
Restano tuttavia vari dubbi in merito all’album. A parte riguardo la dubbiosità di alcuni indizi riguardanti il tema della morte di Paul, certe domande riguardo la figura di Sgt. Pepper nascono spontanee: chi è il Sgt. Pepper? Da chi è formata la sua band? e perchè di cuori soli? perché suonano per i cuori soli, o perché sono loro dei cuori soli?o tutti e due? E questo club dove si trova?da chi è frequentato?com’è fatto?…le registrazioni del back-ground della prima traccia sono state prese da registrazioni nei primi locali dove andarono a suonare i Beatles alla fine degli anni ’50.
In quegli anni non li conosceva praticamente nessuno e suonavano in locali qua e là a Liverpool pezzi rock’n’roll americani e pezzi loro (per questi pezzi vi invito a scaricare e ascoltare l’album “The Beatles in the beginning”: copertina qui sotto 
Le loro canzoni di questo periodo assomigliano a quelle che verranno dopo quando diventeranno famosi solo a livello musicale, i testi sono profondamente diversi dalle serene canzonette cuore-amore. In quel periodo erano davvero dei cuori soli, come non lo sono mai più stati, consumati dalla fama, dall’essere famosi e pieni di amanti e ammiratrici; lo spirito dei quattro cuori soli di Liverpool dei primi anni 60, dopo una decina d’ anni di successo e di amore ricambiato, è tornato in quest’album per esprimere il dolore per la morte di un amico che era diventato come un fratello, Paul.
Dopo 10 anni di successo e arrivati all’apice della loro carriera i Beatles, con Sgt. Pepper’s Lonely Hearth Club Band e l’invenzione della figura romantica del sergente Peperoncino: un’ex sergente ovviamente cuore solo che si guadagna da vivere suonando e dirigendo una banda da pub di cuori soli, i Beatles dichiarano a tutto al mondo di essere di nuovo dei cuori soli.

I DJ licenziati ed il Live-set concettuale

I dj da un pò di tempo a questa parte sono sempre più licenziati dai software di nuova generazione che vanno a sostituire in toto i compiti e le attività che dovevano inizialmente svolgere loro, e cioé ad esempio il mettere a tempo due pezzi e passare dall’uno all’altro in maniera fluida e artistica, mettendo ogni dj del proprio.

Con i software, ora si può fare prima, e con grande precisione, ciò che fino ad ora il dj faceva in live, e si possono fare anche un sacco di altre cose, con una perdita di qualità sonora rispetto al vinile che potrebbe divenire quasi impercettibile. Da qui dunque nasce l’ipotesi che il dj, se non inizia a fare qualcosa d’altro oltre il passare da una canzone all’altra seguendo esclusivamente criteri ritmico-metrici, verrà completamente soppiantato dalla macchina, e di lui probabilmente rimarrà a valere solo la figura e l’aspetto estetico-personale, l’impatto pubblicitario, la capacità pubblico-relazionale e altre cose ma in generale non rimane nessun aspetto artistico, puramente artistico, a valere.

Già ora ci sono dj da mettersi le mani nei capelli che però lavorano tanto. Da qui nasce il mio tentativo di elevare il concetto di dj-set, che non è più dj-set ma diventa Live-set, (nome del formato con cui Ableton salva sul computer il file di progetto del dj-set da noi creato) ad opera d’arte, a momento di 30/60 minuti perfetto. Si può scrivere prima, con calma, un momento artistico-musicale perfetto creato con tanta rielaborazione e rifiniture nei minimi particolari da potersi ripetere in serie, sempre uguale, sempre perfetto, con la possibilità contemporaneamente di effettuare tutte le modifiche che si vogliono in live.

Estrapolando ed eccitando tutte le sonorità emozionali e aggiungendone altre, si arriva ad avere una successione di pezzi che possono parlare, comunicare qualsiasi cosa; si possono accentuare i momenti di dialogo che si racchiudono nella successione della canzoni e al loro interno, possono parlare o suggerire qualcosa le note di un fraseggio di chitarra, un effetto ma anche il suono di un sintetizzatore.

Qualsiasi cosa all’interno di una canzone può essere emozionale, comunicativa o semiotico-sonoro-comunicativa, se viene correttamente evidenziata. Si può quindi creare, con il variare delle canzoni, un messaggio, un flusso comunicativo definito o indefinito, un flusso o iter emozionale, o qualsiasi altra cosa.

Tuttavia, tutto ciò non deve essere per forza compreso dal pubblico in discoteca perché fondamentalmente è lì in pista per ballare e quindi bisogna ottimamente soddisfarlo; è bello però compiacere anche chi, mentre balla o mentre sorseggia il drink, trae  piacere dal lasciarsi emozionare da un pezzo, o dall’ascoltare la successione, o tutto insieme.

E’ bello poi se il dj-set esce come una sorta di album concettuale-mixtape-opera d’arte, che può circolare liberamente sulla rete ed essere ascoltato da tutti nella propria camera o in macchina o ovunque si voglia.

Obbligatoriamente pubblicato in rete dato che non potrebbe mai uscire come album date le leggi Copyright attuali; attuali poi per modo di dire perché sono state scritte e sono praticamente identiche dagli inizi del ’900, quando la parola “computer” e “remix”non esistevano.Il master di un pezzo rimane ancora praticamente del tutto immodificabile.

Qui ho linkato due software di ultima generazione, Max MSP e Ableon Live 8, esempio delle possibilità sperimentative che abbiamo al giorno d’oggi nel campo musicale.

MAX MSP

Ambiente di programmazione visuale interattivo per la musica, audio, e media

“In uso da artisti, compositori, artisti, scienziati, insegnanti e studenti, Max è il modo per far sì che il vostro computer faccia cose che rispecchiano le vostre idee individuali e i vostri sogni.”

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Esmpio di patch, e ciò di marchingegno, se cosi si può chiamare. Chi fosse interessato a Max, il miglior amico del sound designer,  si può fare lo sbatti di guardare come funziona qui, sennò gli basti la definizione che ne dà la casa produttrice in inglese sul proprio sito a cui c’è il link qui sotto con video: in inglese ma semplice e molto esplicativo http://cycling74.com/products/maxmspjitter/

ABLETON LIVE 8

BUTTATE VIA I VOSTRI 2 GIRADISCHI perchè ne potete avere anche 64  tutti insieme, tutti a tempo perfettamente, oppure infiniti pezzi di batteria, cosi come infiniti effetti e infiniti strumenti da poter suonare live. Vi sono infinite vie sperimentative. In uso con varie interfaccie midi, questa del video sotto è la APC40 che possiamo dire la più adatta per l’utilizzo del software, e l’unica con diverse possibilità particolari come l’utilizzo di pattern luminosi che corrispondono a clip, e cioè a una canzone o a una voce o a una cassa o a qualsiasi altra cosa, il tutto perfettamente a tempo.

Insomma il futuro,

il video parla da solo, è un esempio di utilizzo di APC40 su Ableton Live 8: http://www.youtube.com/watch?v=Sj3kF6dt4uo


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