
Dj Premier
Al giorno d’oggi, l’arte e gli artisti stanno vivendo un momento generalmente molto difficile.Non sto parlando di artisti affermati ma di tutti gli artisti che si trovano tra noi che non sono ancora diventati nessuno, magari vostri amici che suonano in un gruppo o fanno i dj, o disegnano, dipingono, scrivono, cuciono abiti e non hanno ancora fatto successo ma magari sono comunque artisti di particolare valore. Ebbene, per tutti questi personaggi il mondo dell’arte al giorno d’oggi è un ring su cui si combatte da soli contro altri milioni di pugili a colpi di post su social network, risse per suonare prima o dopo in un locale, lotte per poter esporre le proprie foto in una mostra, anche nella più del cazzo, e chi non corre tutto il giorno è tagliato fuori.Tutti sono in corsa per farsi vedere, mostrarsi, partecipare all’evento più figo, chiamare più gente possibile, avere più “mi piace” possibili sulla loro nuova traccia, nuovo album fotografico, nuovo blog, a volte spammando le cose sulle bacheche altrui a random come su MySpace o solo su quelle tattiche o cercando di farsi vedere in altri duecentomila modi, cercando sempre più di mostrare se stessi prima di mostrare quello che sanno fare, a volte alterando e infigando la propria immagine a livelli spropositati, molte volte in maniera del tutto ridicola e deprimente, tralasciando sempre più l’aspetto artistico, la performance, per preoccuparsi per lo più di dell’aspetto pubblico-relazionale ed estetico. Gli artisti in genere al giorno d’oggi sono molto spinti ad essere imprenditori di se stessi prima che artisti, abbandonando o tradendo una serie di attitudini che per un’artista sono fondamentali per poter essere considerato tale. E questo è molto deprimente ed anti-artistico. Vi sono tantissimi aspetti preoccupanti degli artisti del giorno d’oggi tra cui l’atteggiamento generale degli uni rispetto agli altri: ad esempio, due dj che si incontrano dandosi il cambio in una serata in discoteca solitamente, per prima cosa, si confrontano in maniera naturale su quello che suonano ma in realtà a l’uno interessa solo che l’altro faccia musica meno figa della propria, raramente c’è senso di coesione, fraternità e confronto-crescita comune. Questo non è per niente bello soprattutto dal un punto di vista artistico, perchè se si pensa ad esempio alla storia della musica, questo è un fenomeno trasversale nell’arte, essa infatti è stracolma di incontri o scontri che contaminano l’uno e l’altro soggetto, ad esempio l’incontro tra Bob Dylan e i Beatles.

In generale si è persa molta umiltà, si è rinchiusi in casa a fare il proprio e di tutto ciò che fanno gli altri fondamentalmente non ce ne frega niente e ce ne interessiamo solo se acquista un minimo di notorietà altrimenti forse continueremo a denigrarlo a vita, io credo si stia perdendo il piacere di imparare dagli altri e soprattutto di insegnare agli altri, e questo è altrettanto brutto direi. Siamo tutti in una giungla in cui è molto difficile districarsi e bisogna sempre e comunque farsi il culo e andare avanti, a volte magari si perde la strada ma bisogna sempre continuare a camminare. Non ha del tutto torto il TG5 quando ci definisce la “generazione della bozza”, del lavoro mai finito, mai completo, mai fatto alla perfezione ma stralinkato e pubblicizzato; tuttavia non è sempre così. Conosco di prima persona artisti che hanno la mia età o o poco più o poco meno anni di me, e quasi nessuno li conosce, e sono artisti al pari dei grandi per tutti gli aspetti per cui si può definire una persona artista: per abilità e acutezza artistica, lo stile, il modo e la filosofia di vita, e ve ne sono non pochi. Persone generalmente che non si rapportano ad altre figure artistiche o pseudo nei modi scritti sopra ma piuttosto cercano di dare e di ricevere sempre e comunque dall’altro, il che voglia dire scambiare due battute piuttosto che stiparsi un attimo assieme, può sembrare una cosa da niente ma invece è una delle fondamentali attitudini che deve avere una persona per essere o poter diventare artista.
Fondamentale così com’è fondamentale il dialogo, il confronto così come lo scontro, il suonare assieme e milioni di altre cose che si stanno perdendo di giorno in giorno che sono fondamentali per la maturazione artistica di una persona, poi non lamentiamoci se siamo ritenuti “la generazione che non sà fare nulla e che passa il tempo sui social network”(TG5). In effetti siamo stracolmi di personaggi ridicoli che nel 99% dei casi non sono e non saranno mai minimamente artisti ma tentano disperatamente di acquisirne in toto le sembianze, risultando a magari a volte molto ridocoli, e magari la prima volta che li incontrate ci cascate davvero, poi mano a mano che li conoscete iniziate a sgamarli. Probabilmente è la società d’oggi che ci porta a tutto ciò, nel senso, per essere artisti bisogna un minimo anche nascerci, c’è invece chi avrebbe fatto meglio a fare economia o magari chi non avrebbe potuto far altro che portare via la spazzatura da Piazzale della Pace che si professa artista, e magari alcuni di questi riescono anche ad arrivare al successo se non quasi, e sono lì che poi si mettono in scena le parti più assurde ed eclatanti. Pensando a quante forme di artisti-personaggi-pacco vi sono in circolazione mi viene da mettermi le mani nei capelli e mi viene quasi da sentirmi in dovere morale di farci un bello studio sopra, recensirli e poi elencarne tutte le varie tipologie ma sarebbe impossibile, deprimente e abbastanza inutile visto che non credo che ci siano molte cose da imparare da personaggi di questo tipo, anche se poi sono sempre il primo a cambiare opinione.
Comunque, la questione è enorme e potrebbe essere affrontata da tantissime angolazioni arrivando a considerare milioni di cose diverse ed io mi limito a giudicarla qui in questi termini, piuttosto vi volevo parlare di ciò che possono fare i validi artisti non conosciuti per farsi conoscere o comunque aumentare la quantità di possibili fruitori della propria opera. A parte farsi tutti i social networks del proprio ambito (MySpace per i musicisti e surrogati ad esempio), dato che una delle cause principali della disgregazione e degenerazione artistica della nostra generazione è la solitudine, la moltiplicazione di numero e la grande carenza di qualità, ritengo molto importanti le varie tipologie di poli aggregativi che si sono creati negli ultimi anni. Possono essere più o meno importanti, a volte anche famosi, non per forza artisticamente interessanti ma comunque importanti perchè danno visibilità agli artisti e li mostrano ad un pubblico solitamente più grande di quello costituito dai visitatori del proprio myspace. Una tra queste tipologie è la netlabel. Che cos’è? E’ un tavolo digitale situato e pubblicizzato su internet su cui vengono poste le opere d’arte di artisti selezionati di svariate tipologie. Attenzione che non è un social network in cui tutti possono fare la propria pagina ma vi è una selezione più o meno accurata in base a parametri che variano di netlabel in netlabel. Queste piattaforme oltre che pubblicizzare possono anche vendere le opere d’arte per gli artisti, che siano musicisti, fotografi, pittori, scrittori, stilisti ecc e per ognuno con varie modalità personalizzate, il tutto con solitamente licenze Creative Commons gratuite (per chi non sapesse cosa sono vada il mio articolo precedente a riguardo). Queste netlabel sono come un’etichetta indipendente contattabile nell’immediato che però non tratta solo musica ma tutti i campi artistici immaginabili, si pongono come polo aggregativo artistico e le basi del successo stanno nel fatto che, in mezzo ad una giungla, l’unione fà la forza.
Inoltre le netlabel possono configurarsi come luogo virtuale di scambio di idee, di collaborazioni, suggerimenti, di influenze, piazze virtuali di crescita collettiva ed il tutto può anche realizzarsi in un evento-serata ad altissimo livello artistico. Esse, assieme ad altre piattaforme virtuali come i social network specifici, per musicisti piuttosto che per fotografi ecc, i blog per chi scrive, aiutano i veri artisti ad emergere. Ovviamente tutto ciò non basta così come non basterebbe mai suonare in giro, studiare, imparare e credere in ciò che si fà.
Tuttavia può dare una grande mano.
Andrea Besozzi

è una netlabel per artisti emergenti
Lista di social network utili
Twitter client di microbloggin per artisti in generale e non solo http://twitter.com/
SoundCloud per musicisti ma soprattutto DJ http://soundcloud.com/
MySpace per musicisti e dj http://www.myspace.com/
WordPress portale blog http://wordpress.com/
Wattpad social network di condivisione di libri e racconti molto diffuso che autocrea un ebook per ogni opera downlodabile gratuitamente, anche tramite Iphone http://www.wattpad.com/
Flickr database con funzione di gestione, archiviazione e condivisione di foto http://www.flickr.com/
LinkedIn social network professionale per professionisti vari con molte utili funzioni per il lavoro http://www.linkedin.com/
Tumblr foto, video e audio blog molto usato in USA e Gran Bretagna http://www.tumblr.com/
Dailybooth l’equivalente del nostro Fotolog molto usato in USA e Gran Bretagna http://dailybooth.com/


I dj da un pò di tempo a questa parte sono sempre più licenziati dai software di nuova generazione che vanno a sostituire in toto i compiti e le attività che dovevano inizialmente svolgere loro, e cioé ad esempio il mettere a tempo due pezzi e passare dall’uno all’altro in maniera fluida e artistica, mettendo ogni dj del proprio.
Con i software, ora si può fare prima, e con grande precisione, ciò che fino ad ora il dj faceva in live, e si possono fare anche un sacco di altre cose, con una perdita di qualità sonora rispetto al vinile che potrebbe divenire quasi impercettibile. Da qui dunque nasce l’ipotesi che il dj, se non inizia a fare qualcosa d’altro oltre il passare da una canzone all’altra seguendo esclusivamente criteri ritmico-metrici, verrà completamente soppiantato dalla macchina, e di lui probabilmente rimarrà a valere solo la figura e l’aspetto estetico-personale, l’impatto pubblicitario, la capacità pubblico-relazionale e altre cose ma in generale non rimane nessun aspetto artistico, puramente artistico, a valere.
Già ora ci sono dj da mettersi le mani nei capelli che però lavorano tanto. Da qui nasce il mio tentativo di elevare il concetto di dj-set, che non è più dj-set ma diventa Live-set, (nome del formato con cui Ableton salva sul computer il file di progetto del dj-set da noi creato) ad opera d’arte, a momento di 30/60 minuti perfetto. Si può scrivere prima, con calma, un momento artistico-musicale perfetto creato con tanta rielaborazione e rifiniture nei minimi particolari da potersi ripetere in serie, sempre uguale, sempre perfetto, con la possibilità contemporaneamente di effettuare tutte le modifiche che si vogliono in live.
Estrapolando ed eccitando tutte le sonorità emozionali e aggiungendone altre, si arriva ad avere una successione di pezzi che possono parlare, comunicare qualsiasi cosa; si possono accentuare i momenti di dialogo che si racchiudono nella successione della canzoni e al loro interno, possono parlare o suggerire qualcosa le note di un fraseggio di chitarra, un effetto ma anche il suono di un sintetizzatore.
Qualsiasi cosa all’interno di una canzone può essere emozionale, comunicativa o semiotico-sonoro-comunicativa, se viene correttamente evidenziata. Si può quindi creare, con il variare delle canzoni, un messaggio, un flusso comunicativo definito o indefinito, un flusso o iter emozionale, o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, tutto ciò non deve essere per forza compreso dal pubblico in discoteca perché fondamentalmente è lì in pista per ballare e quindi bisogna ottimamente soddisfarlo; è bello però compiacere anche chi, mentre balla o mentre sorseggia il drink, trae piacere dal lasciarsi emozionare da un pezzo, o dall’ascoltare la successione, o tutto insieme.
E’ bello poi se il dj-set esce come una sorta di album concettuale-mixtape-opera d’arte, che può circolare liberamente sulla rete ed essere ascoltato da tutti nella propria camera o in macchina o ovunque si voglia.
Obbligatoriamente pubblicato in rete dato che non potrebbe mai uscire come album date le leggi Copyright attuali; attuali poi per modo di dire perché sono state scritte e sono praticamente identiche dagli inizi del ’900, quando la parola “computer” e “remix”non esistevano.Il master di un pezzo rimane ancora praticamente del tutto immodificabile.
Qui ho linkato due software di ultima generazione, Max MSP e Ableon Live 8, esempio delle possibilità sperimentative che abbiamo al giorno d’oggi nel campo musicale.
MAX MSP
Ambiente di programmazione visuale interattivo per la musica, audio, e media
“In uso da artisti, compositori, artisti, scienziati, insegnanti e studenti, Max è il modo per far sì che il vostro computer faccia cose che rispecchiano le vostre idee individuali e i vostri sogni.”
Esmpio di patch, e ciò di marchingegno, se cosi si può chiamare. Chi fosse interessato a Max, il miglior amico del sound designer, si può fare lo sbatti di guardare come funziona qui, sennò gli basti la definizione che ne dà la casa produttrice in inglese sul proprio sito a cui c’è il link qui sotto con video: in inglese ma semplice e molto esplicativo http://cycling74.com/products/maxmspjitter/
ABLETON LIVE 8
BUTTATE VIA I VOSTRI 2 GIRADISCHI perchè ne potete avere anche 64 tutti insieme, tutti a tempo perfettamente, oppure infiniti pezzi di batteria, cosi come infiniti effetti e infiniti strumenti da poter suonare live. Vi sono infinite vie sperimentative. In uso con varie interfaccie midi, questa del video sotto è la APC40 che possiamo dire la più adatta per l’utilizzo del software, e l’unica con diverse possibilità particolari come l’utilizzo di pattern luminosi che corrispondono a clip, e cioè a una canzone o a una voce o a una cassa o a qualsiasi altra cosa, il tutto perfettamente a tempo.
Insomma il futuro,
il video parla da solo, è un esempio di utilizzo di APC40 su Ableton Live 8: http://www.youtube.com/watch?v=Sj3kF6dt4uo